Pochi giorni fa, a Trento, una delegazione nolana capeggiata dall’assessore alla Cultura, ha preso parte al cerimoniale per la ricorrenza della chiusura del concilio tridentino.

Nel nome di Giordano Bruno – che il mondo intero conosce con il solo titolo che il filosofo volle per sé, quello di “Nolano” – questi nostri amministratori sono andati a rappresentare, lontano dalla città, ciò che in città hanno da tempo relegato tra le formali incombenze di scarsa importanza.

Nonostante sia oramai sopito quel fermento che si coglieva neanche troppo tempo addietro nella nostra città, nonostante ogni iniziativa o celebrazione “istituzionale” di Bruno abbia il mesto profilo di certe pro-loco di paese, c’è chi si magnifica con il nome di Giordano Bruno pur avendo, per primo, la responsabilità della narcosi culturale che caratterizza Nola da tempo a questa parte.

Cara assessore, a Trento Lei ha auspicato la nascita di una biennale: le ricordiamo che essa c’era già, e funzionava pure, e forse per questo è stata affossata dalla sua amministrazione; inutile poi attribuirsi il Certame, iniziativa che va ad esclusivo merito della associazione cittadina Meridies. Quanto poi all’attuale Fondazione, sarebbe forse il caso di dotarla di qualche risorsa economica anziché ridurla a compiti di mera rappresentanza, come è avvenuto a Trento; perfettamente inutile, infine, decantare la collina di Cicala come luogo bruniano per eccellenza, se poi la si lascia nel degrado assoluto.

A tal proposito, anzi, ci auguriamo, per il bene della città, che a nessuno tra gli intervenuti a Trento venga in mente di visitare Cicala. L’ameno monte, amato da Filippo e mai da lui dimenticato, nulla offrirebbe al visitatore che lo ricordi.

Essi troverebbero solo una fogna che sversa un maleodorante rivolo d’acqua putrida, ed i resti di un castello abbandonato a se stesso ed inibito al visitatore, nonostante conservi ancora costosi strumenti “cosmici”, testimonianza di altre sensibilità politico-culturali avversate da un ceto politico estraneo alle vicende del “Nolano”.

Come nella celebre fiaba di Andersen, dove un imperatore nudo apriva il corteo mentre i ciambellani gli reggevano l’inesistente strascico, possiamo ben dire, a dispetto della solita propaganda, e della nutrita schiera di ciambellani, che qui a Nola Bruno è dimenticato, e la Cultura è l’ultima preoccupazione dei nostri governanti.