Bruno nolano sono, l’achademico

di nessuna achademia. La tristezza

è la mia gioia (come in Michelagnolo

“la mia allegrezza è la malinconia,

e mio conforto son questi disagi”).

Vado lottando contro i babbuini

eteroclit, i natural coglioni

le bestie tropologiche, i menchioni

morali e contro gli asini anagogici.

Un grandissimo nutro desiderio

di conoscer costumi nuovi e ingegni

e nuove verità, di cognizione

per confirmar buon abito, di cosa

mi manchi per accorgermi e cercare.

Un eroico furore mi possiede

di cogliere nel mondo le fattezze

di Dio e d’esperire l’infinito

dentro il finito e nel particolare

l’universale, infine tutto in tutto.

Con l’aiuto di Lullo il pane frangere

della scienza vorrei per ogni pargolo.

In Dio coincidentia oppositorum

le contraddizioni del reale

risolvo ed intelletto universale

lo predico; lo canto un intelletto

uno e medesimo che tutto riempie,

che l’universo illumina e indirizza

la natura a produrre le sue specie

sì come si conviene; e dico artefice

interno perché forma la materia

e la figura dal di dentro, come

da dentro il seme e da radice manda

esplica il stipe e il stipe poi da dentro

i rami caccia. Mens insita omnibus

predico Iddio e Mens super omnia

(questo residuo di trascendentismo

solo forse non è contraddizione

o un modo d’aggirar l’Inquisizione)

e non posso non predicar l’Effetto

della stessa natura della Causa

e dire il mondo eterno ed infinito

(aguzza i ferri padre Bellarmino!).

Predico l’eternal vicissitudine

delle cose, e sull’alta sua coscienza

la qual di dominarla mi consente

atteggio la mia azione e moralmente

m’elevo. In tale consapevolezza

sono tranquillità e serenità,

è trionfo della vita sulla morte.

Pel gioco della saggia Provvidenza

ogni minuzzaria si ricompone

nella Ragione dell’Uno-Ente-Vero.

E si fonda Ragione su Natura

(Natura che non è ribalderia)

Fortuna su Natura indi Virtù

su la Fortuna che Virtù sollecita.

Delle segrete cause delle cose

sono curioso ed a nimio sciendi

desiderio non quiesco. Odio chi dice:

“Che vi val, curiosi, di studiare

voler sapere quel che fa la natura,

se gli astri son pur terra, fuoco e mare?

La santa asinità di ciò non cura;

ma con man gionte e in ginocchion vuol stare

aspettando da Dio la sua ventura”.

L’anima “di colui che tutto muove

per l’universo penetra e risplende

in una parte più e meno altrove”.

Così “spiritus domini replevit

orbem terrarum” … così “intus alit

totoque se”, ut ait Vergilius, “corpore

miscet”. Sono così con me d’accordo

il Saggio antico, Dante, il Mantovano

-anima ho scritto io là dove gloria

il Fiorentino scrive; ma che vale

la differenza? – E più risplende, è chiaro,

nell’uomo che simìle ad Atteone

va a caccia di divino per le selve,

i piani, le montagne, le convalli,

lancia i suoi cani (i suoi pensieri) dietro

la deità pudica (o solo sadica)

che accende la passione, va ostentando

le sue divine forme e poi sparisce

per le intricate redole del tempo-

Atteone che i cani infine sbranano

avendo in lui riconosciuto il dio

ch’egli fuori di sé cercando va.

Oh raptamento atteonico, oh furore

eroico dell’attimo in cui il limite

dilegua e l’infinito dilagando

per i meandri della finitudine

li colma e la coscienza solitaria

affoga dentro al pelagos poly

dell’Uno-Ente-Buono-Bello-Vero!

Bruno nolano sono, nelle tenebre

dell’ignoranza brillo come un faro

di sapïenza ed ardo come un astro

nel firmamento. Il vento le mie ceneri

oltre il campo disperse per le vie

per le piazze pei fori per le ville

per i colli e dai colli alla campagna

triste e possente e tenera del Lazio

(“Forza del Lazio quanto sei soave!

come scrive Gabriele a me sì caro!)

dalla campagna al mare. Chi me cerca

chieda alle notti illuni e alle tormente

chieda all’albe e ai tramonti, chieda ai fiori

chieda agli alberi, interroghi gli uccelli.

Sono la brezza che spira dal mare,

sono la folgore che spezza il cielo

da Gianicolo a Celio, son la voce

dei venti che si schiantano tra cupola

e cupola ed in vortice sul colle

che Vaticano ha nome imperversando

i sonni fanno inquieti al Pescatore.

Sono Bruno nolano, son la voce

che invoca l’essere, sono la voce

dell’essere che provvido risponde.

Sono Bruno nolano, sono il Cristo

della novella età che i nuovi Caifa

arsero al Campo in un rigido giorno

e nubilo d’inverno. Ma nel cielo,

chiaro ai confini d’orizzonte, già

s’apprestava a danzare Primavera.