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Da ilc@zziblog del 05/06/2017

ANCHE NOLA RICORDA ANNIBALE RUCCELLO

Sono stati molti gli incontri che l’anno scorso, a trent’anni della sua tragica ed immatura scomparsa, hanno ricordato la figura di Annibale Ruccello, che, pur molto giovane, aveva già conquistato notorietà nazionale come vincitore del premio IDI con la scrittura di “FERDINANDO”, opera drammatica che Isa Danieli, la baronessa Donna Clotilde di Lucanigro, ha poi interpretato per decenni nei teatri di tutta Italia, ma anche a Parigi, Liegi e Bruxelles.

Annibale Ruccello appartiene ormai alla stretta schiera di autori teatrali che hanno caratterizzato il secondo novecento, collocandosi nel solco di predecessori come Raffaele Viviani, Eduardo De Filippo, Roberto De Simone che, seppure scrivendo spesso in vernacolo, sono stati capaci di dare al loro linguaggio ed ai loro personaggi una dimensione che ha travalicato il luogo ed il tempo storico rappresentato.

Annibale Ruccello, dopo avere mosso i primi passi alla scuola di Roberto De Simone, collaborando alla realizzazione della straordinaria “Gatta Cenerentola”, riesce ben presto ad esprimere un suo linguaggio originale già nella sua “Le cinque rose di Jennifer”, un’opera, mi disse, “..praticamente scritta in una notte” (aveva 24 anni), seguita da altre scritture dove si possono ravvisare temi riconducibili alla emarginazione delirante, all’ambiguità sessuale, alla trasformazione alienante dell’immaginario collettivo.

Forse pochi lo ricorderanno, ma Annibale ha avuto in quegli anni (1980-86) un rapporto continuo ed intenso con Nola, proponendo alcune sue opere od allestimenti; ricordiamo “La cantata dei Pastori”, opera di Andrea Perrucci risalente al 1698, sulla quale Ruccello scrisse la sua tesi di laurea in antropologia culturale, “Legami” di Eugene Ionesco e poi le sue “Cinque rose di Jennifer”, poi ancora “Una tranquilla notte d’estate” fino a “Ferdinando” che lo consacrò come autore di livello nazionale (quella al teatro Umberto, se non ricordo male, fu una delle primissime rappresentazioni).

Ma al di là delle sue esperienze teatrali con la cooperativa stabiese “Il carro” (Annibale era nato e viveva a Castellammare di Stabia), egli frequentò la nostra città spesso, interessandosi alla sua storia e naturalmente, nella sua veste di antropologo, alla Festa dei Gigli, che ebbi il privilegio di vivere insieme a lui, se ricordo bene, nel 1985, partecipando (grazie a lui e ad un altro regista teatrale, di cui non ricordo il nome, che erano stati ufficialmente invitati) al rituale banchetto domenicale della festa insieme alla paranza nolana “Pollicino” nell’allora ristorante “Cerchio d’oro”.

L’Associazione Nolana Giordano Bruno ha ritenuto opportuno ricordarlo e rendergli omaggio, organizzando per giovedì 8 giugno alle ore 18.30 nello scenario teatrale della Chiesa dei SS. Apostoli in Nola, un incontro con i docenti “federiciani” di letteratura italiana Matteo Palumbo e Pasquale Sabbatino, studiosi dell’opera e del teatro di Ruccello, con Lello Guida, che è stato l’“alter ego” di Annibale coadiuvandolo in tutti i suoi progetti, e con Carlo De Nonno, il musicista che ha composto tutte le colonne sonore della scrittura ruccelliana.

di Paolino Fusco